DAGLI ALIMENTI ALL’ALIMENTAZIONE PER

 

UNA CULTURA DA COSTRUIRE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scuola Media “E. Terrana”, Ardore Marina (R.C.)

 

 

PROGETTO HELIANTHUS II

CALABRIA 2004

 

MODULO  IV

 

 

Alimenti: storia, sicurezza, qualità. Oltre l’informazione.

 

Dagli alimenti all’alimentazione. Una cultura da costruire

 

 

 

 

Istituto Comprensivo Ardore, sezione Scuola Secondaria di I° Grado

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci presentiamo…

 

 

Siamo un gruppo formato da 22 ragazzi, ventuno italiani ed un simpaticissimo ragazzo indiano di nome Banti e frequentiamo la terza classe della scuola secondaria di I° grado di Ardore.

 

Le nostre caratteristiche

Marinella: una grande golosona

Francesco: è uno zuccherino

 

 

 

Maria: mangia poco ma buono

Francesca: è dolce come un babà

 

 

 

Valentina G. : è una patatina

 

 

 

 


Paolo: è un buongustaio

Daniele: è una buona forchetta

 

 

 

Fernando: mangia veloce

Febe: l’appetito le vien mangiando

Bruno: complicato nel mangiare

Carlo: è veloce come un’anguilla

Valentina P. è una pasticcina

 

 

Maria Anna: è una gelatosa

Antonella: pasticciosa

Vanessa: è la ciliegina sulla torta

 

 

 

 

 

 

Romina: golosona

Mascia: è una buona cuoca

Banti: è un salsicciotto

Lucia: una tortina

 

 

 

Stefania: è una gran mangiona

Valentina: è una crostatina

 

 

 

 

 

Rachele: è dolce come il miele

 

 

 


Cominciamo così…

 

 

 

Oggi, guidati dalle nostre insegnanti, abbiamo iniziato, con grande entusiasmo, a conoscere come si possono rispettare l’ambiente ed il territorio attraverso una sana e corretta alimentazione.

Abbiamo cominciato il nostro progetto tenendo conto, prima di tutto, della storia degli alimenti  di ieri e di oggi, poiché abbiamo capito quanto è importante studiare gli alimenti e l’alimentazione per poter costruire una nuova cultura per la tutela dell’ambiente. Inoltre abbiamo cercato di trattare l’argomento dal punto di vista letterario, soffermandoci sull’importanza dell’agricoltura dalle origini dell’uomo fino ai nostri giorni, perché anche la letteratura si è occupata del legame esistente tra uomo, ambiente e alimentazione.

Dopo una breve definizione di “agricoltura biologica” , ci siamo soffermati sugli OGM, esprimendo pure i nostri modesti giudizi.

 

 

 

 

 

Un po’ di storia…

 

 

 

 

Gli Egizi – I Greci – I Romani

 

Gli Egizi

 

La maggior parte delle notizie sul modo di alimentarsi di questo popolo si ricava dagli affreschi nelle tombe, sulle cui pareti c’è sempre l’ offerta di cibi ai defunti: file di servi  accumulano bevande di ogni cenere su un minuscolo tavolo; quasi sempre il cibo è ricoperto da un mazzetto di cipolle fresche, così buone da essere adorate dagli Egiziani.

Nelle tombe sono state rinvenute figure  di legno stuccato e dipinto, assorte nelle loro occupazioni: in genere sono scene di macellazione, panificazione e di preparazione della birra.

Gli Egiziani mangiavano più o meno le stesse cose che mangiamo noi: uova, carne, pollame, pesci, verdura e frutta. Ma, probabilmente, non il maiale, che non compare mai nelle rappresentazioni dei cibi.

 

 

 

 

Resti di pane di farro mummificato rinvenuti in tombe egizie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Affresco egizio: spiumatura di oche

 

I Greci

 

L’alimentazione di ogni popolo è strettamente correlata alla sua economia. Omero, che descrive una società di tipo agricolo-pastorale, parla dei banchetti dei suoi eroi, i cui alimenti erano pane, vino e carne.

 

 

 

 

 

 

 

 


Nell’Atene dell’età classica cambiò il tipo di

economia e di conseguenza anche le abitudini alimentari. Gli ateniesi si cibavano quasi esclusivamente di cereali, legumi, pesci e soprattutto verdure.

 

 

 

 

 

 

 

 

La carne compariva di rado anche sulle tavole dei più ricchi; i poveri la consumavano solo nei giorni in cui venivano sacrificati animali agli dei.

I cibi ricordati più spesso nelle opere greche sono le “maze”, focacce di farina d’orzo. Ogni altro cibo che non fosse pane o focaccia era chiamato “opson”, cioè companatico. Con questo termine si indicavano i cibi vegetali ed animali ed anche il sale.

I Greci erano grandi consumatori di pesce.

Le verdure venivano consumate cotte o crude, condite con olio ed aceto  o con una salsa di pesce molto piccante, detta “garon”.

I Greci apprezzavano vari tipi di pesce perché fonte di grande nutrimento. Al tempo dell’antica Grecia le persone conoscevano quasi tutti i tipi di frutta che è presente sulle nostre tavole, ma erano ghiotti soprattutto di fichi, dei quali il loro territorio era ricchissimo.

 


 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Anfora greca: disegno di Antonella

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anfora greca: disegno di Lucia

 

 

 

 
I   Romani

 

 

Gli antichi romani erano molto frugali: incominciavano la giornata con una leggera colazione o uno spuntino, in genere pane e formaggio. Il pranzo di mezzogiorno era un piccolo pasto che qualche volta si riduceva addirittura ad un pezzo di pane accompagnato da carne fredda, verdura e frutta, annaffiato da un po’ di vino. Erano entrambi pasti veloci, e l’unico pasto degno d’esser chiamato tale era la cena serale.

I pasti dei nobili erano piuttosto ricchi e venivano consumati su divani chiamati “triclini” sui quali si mangiava semisdraiati, all’uso greco. Ogni commensale si portava da casa il proprio schiavo  per essere servito, e spesso ci si portava gli avanzi della cena a casa in un grande tovagliolo.

Non esistevano tovaglie e posate, in compenso il vasellame era molto ricco. Il vino veniva servito abbondantemente, ma sempre mescolato ad acqua e miele. Nella cucina romana era molto importante il condimento, tant’è che si pensa che i cibi perdessero gran parte del loro sapore e delle loro qualità nutritive negli elaborati e lunghi procedimenti di cottura.

Si adoperavano anche molte spezie, quali zafferano, pepe, zenzero. Si usava il sale per conservare i cibi, inoltre si usava moltissimo l’aceto di vino. Dato che non si conosceva lo zucchero si usava il miele per dolcificare.  Anche i romani usavano la salsa greca a base di pesce, che chiamavano “garum”. Quando la città di Roma si espanse a dismisura scomparvero i campi coltivati e quindi diminuì l’uso della verdura. La carne più consumata era quella di maiale, ma anche quella di agnello o capretto; infine la selvaggina. Il pesce entrò nell’alimentazione romana solo successivamente. Erano conosciuti anche i frutti di mare.

Il pane era in genere di farro e poteva essere più o meno scuro a seconda della qualità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LE ABITUDINI ALIMENTARI IERI E OGGI
 
 
Raccontano i nostri nonni…

 

Vogliamo parlare di una delle tante tradizioni di una volta. Le abitudini alimentari erano assai diverse da quelle di oggi. L’alimentazione, semplice ed insufficiente, si basava sui prodotti che la terra offriva. D’inverno, infatti, il consumo degli ortaggi era più scarso, e più abbondante quello dei legumi secchi e delle patate. Il granturco si consumava preferibilmente nei mesi invernali e così anche i fichi secchi ed il pane. Durante l’estate più frequente era l’uso del companatico, costituito da pesce salato, da carne affumicata  o da cacio.

 Durante la giornata si consumavano tre pasti, colazione, pranzo e cena.

 

  

COLAZIONE

 

           Ieri                                                                                Oggi

 

Casella di testo: La colazione era basata sul consumo di latte appena munto, frutta di stagione, pane e pomodoro o pane e cipolla. 
Casella di testo: La colazione è basata sul consumo di latte a lunga conservazione, caffè , marmellata, oltre che di vari dolciumi, soprattutto  di preparazione industriale, come cornetti, brioches e biscotti. 
 

 

 

 

 

 

 

 

 


PRANZO

 

Ieri                                                                          Oggi

Casella di testo: A pranzo si mangiavano legumi freschi o secchi, verdura, pane e raramente carne. 
Casella di testo: Il pranzo è basato sul primo piatto composto da pasta di produzione industriale condita con salse varie, specie di pomodoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


CENA

 

 

                 Ieri                                                Oggi

 

                      

Casella di testo: La cena era costituita dagli avanzi del pranzo, oppure da patate bollite e stocco.
Casella di testo: La cena è costituita principalmente da un secondo piatto a base di carne o uova, oppure da una minestra in brodo. Si consumano cibi molto pesanti come pizza o fritture, spesso accompagnate da bibite gassate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Quando la carne era un sogno irraggiungibile

 

 

Molti contadini calabresi non hanno mai conosciuto il sapore della carne, anche i più fortunati la consumavano in rare occasioni. In ogni caso si trattava quasi sempre di carne di maiale, capra o pecora, raramente di carne vaccina o di vitello. Allevare i suini è infatti più facile ed economico che allevare i vitelli. Alcuni antichi proverbi giunti fino ai nostri giorni ci raccontano di come il povero contadino, pur lavorando tutto il giorno, non riusciva mai ad assaggiare il cibo tanto agognato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le nostre considerazioni

 

Potrebbe sembrare strano detto da noi ragazzi, ma anche se la maggior parte della gente in passato non poteva alimentarsi con cibi nutrienti, ma solo con verdure e frutta,  l’alimentazione di un tempo era certamente più sana e genuina di oggi!

Certo, rispetto a 60, 70 anni fa, l’alimentazione è migliorata soprattutto per l’incremento della produzione agricola grazie al miglioramento delle tecnologie di produzione. Anche la conservazione dei cibi si è sempre più perfezionata; ma non bisogna dimenticare che lo sfruttamento intensivo dei campi, la concimazione su vasta scala, l’uso di anti-parassitari e di diserbanti, stanno sempre impoverendo e inquinando l’ecosistema naturale, con il risultato che i cibi di oggi sono meno genuini e più adulterati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONFRONTO TRA CULTURE DIVERSE

 

Come abbiamo già accennato, tra noi c’è il nostro amico Banti che viene dall’India!

E se ci confrontassimo un po’?

 

 

In India

A colazione si mangia il pane fatto in casa, lo yogurt di latte di mucca e frutta fresca. A pranzo patate, pomodori, cipolle e molte spezie e peperoncino, accompagnate dal pane. A cena si mangiano le verdure mischiate agli avanzi del pranzo ed il pane.

Banti ci racconta che in India l’olio si fa con la “snapa” ( pianta dalle cui foglie si estrae l’olio ).

Il pane ed alcuni dolci si fanno con la farina di ceci.

Si utilizza il succo della canna da zucchero.

Il mango dolce si mangia come frutto fresco, e quello amaro viene invece lavorato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


In Calabria

A colazione si beve il latte appena munto e si

mangiano biscotti di pane fatti in casa.

A pranzo e cena si mangia ciò che offre la terra, oppure si macellano gli animali dai quali si ricava la carne per le salsicce; e a cena era la stessa cosa.

 

 

 

 

 

 

 

 


 In Calabria si commisera la casa in cui mancano le tradizionali fritture natalizie. Secondo una tradizione solo un grave lutto può vietare che non si facciano le fritture il giorno di Natale.

Per il 20-22 dicembre si preparano dolci con farina, miele, fichi e olio novello; il 23 è dedicato alla frittura delle ciambelle, dette “nacatuli”, la cui ricetta è la seguente:

 

 

 

 

NACATOLE

 

 

Ingredienti:


1kg. di farina; 100g. di zucchero; 25g. di lievito di birra; 5 uova
1/2 bicchiere d'olio; latte; 1 bicchiere di vino rosso; olio per friggere q.b.

preparazione
Preparate un panetto di lievito, impastando 250g. di farina con il lievito sciolto nell'acqua tiepida ed un cucchiaio di zucchero. Ponetelo ben coperto in un posto caldo fino a quando non avrà raddoppiato il proprio volume. Mettete sulla spianatoia la farina rimasta a fontana e, nel centro, mettete nell'ordine: lo zucchero, le uova intere, il vino, un pizzico di sale e la buccia grattugiata di un limone. Mescolate questi ingredienti molto bene, aggiungete il panetto lievitato che lavorerete con le mani fino a quando non sarà completamente assorbito. A questo punto cominciate a mescolare la farina, lavoratela bene fino ad ottenere una pasta ben levigata e morbida, aiutandovi con un po' di latte se é necessario. Fatela riposare avvolta in un panno umido ancora per qualche minuto. Riprendetela, staccate dei pezzetti e formate dei bastoncini della grandezza di un dito, passateli su un taglierino da gnocchi premendoli leggermente al centro. In mancanza di questo potete formare delle ciambelline.
Allineate i dolci su di un ripiano coperto con una tovaglia, copriteli bene e fateli lievitare. Quando saranno ben gonfi, mettete in un tegame abbondante olio e un volta ben caldo tuffatevi le nacatole, fatele dorare a fuoco dolce e mettetele su della carta per fritti, ad asciugare. In ultimo, ponete le nacatole in un vassoio e spolverizzatele abbondantemente con zucchero a velo mescolato, a piacere, con un pizzico di cannella in polvere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La tradizione vuole che la prima “nacatula” venga offerta al cane di casa od al primo cane di passaggio, e che tuffando le altre nell’olio bollente, il capofamiglia faccia il nome di tutti i familiari, presenti o assenti, in ordine di importanza e di età.

 

 

 

Alcuni luoghi comuni

 

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei.

 

Siamo quello che mangiamo.

 

Ne devi mangiare ancora di pagnotte!

 

Mangiaru assemi pe’ tant’anni .

 

A tavola e tavulinu si canusci ‘u cittadinu

  

 

Alcuni proverbi calabresi

 

 

Cu mangia pocu mangia sempi, e cu mangia assai schiatta prestu.

Chi mangia poco mangia sempre, e chi mangia molto muore presto.

 

L’acqua ‘i matina è medicina

L’acqua bevuta al mattino è come una medicina.

 

Ad aprili li favi su’ chini, si non veni maju no ‘ndi cucini.

Ad aprile le fave sono già piene, ma non si devono cucinare prima che venga maggio.

 

A cu ti leva ‘u pani, ‘nci levi ‘a vita

A chi ti toglie il pane, togli la vita.

 

‘U nigru pani stuta ‘a nigra fami.

Il pane nero sopisce la fame più forte.

 

Cu staci ‘a speranza ‘i l’atti e non cucina, la sira si cogghi alla sdiuna.

Chi si affida alla speranza che gli altri cucinino in vece sua, alla sera finirà per digiunare.

 

 

Cu voli bonu vinu vindigna tardu.

A chi vuole avere il vino buono converrà vendemmiare tardi.

 

P’a saluti ‘nci voli puru ‘u salatu.

Per la buona salute occorre mangiare adeguatamente.

 

Cu si marita è cuntentu n’u iornu, cu ‘mmazza ‘u porcu è contentu tutti l’annu,

Chi si sposa è felice un giorno soltanto, chi ammazza il maiale festeggia tutto l’anno.

 

 

 

 

 

 

E’ BELLO IMPARARE GIOCANDO:

 

IL NOSTRO CRUCIVERBA

 

 

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ORIZZONTALI

 

 

 

 

 

 

1. Si beve a colazione.- 5. Appartiene ai frutti secchi.

6. Si fa con il latte.- 7. Si beve anche freddo.

 

8. Pesce di fiume.- 12. Tratto in salvo.

 

 

 

14. Viene prima di "Salute".- 16. Pianta erbacea dalle

grandi foglie arancioni.- 17. Id est.

 

 

 

VERTICALI

 

 

 

 

 

 

1. Pianta erbacea dai fiori azzurri.- 2. Un tipo di biscotti.

3. Raccolta di vini tipici pregiati in bottiglie.

 

 

4. Mercato Comune Europeo.- 9. Che serve.

 

10. Le iniziali di cipolla e timo.- 11. Elemento chimico

appartenente al gruppo degli alogeni.

 

 

13. Vocali in pia. 15. Reggio Calabria.

 

 

DIALOGO

 

 

COSA NE PENSI DEI DOLCI?

 

 

Fernando: Cosa ne pensi dei dolci?

Carlo: Sono molto buoni, ma anche dannosi!

Fernando: Eh si! Se mangiati troppo frequentemente, si può avere il diabete!

Carlo: E si rischia di ingrassare e diventare obesi!

Fernando: Bisogna dunque mangiare pochi dolci.

Carlo: Infatti, in Italia, la maggior parte degli italiani, sono obesi.

Fernando: Tanti li mangiano tutti i giorni, specialmente in estate.

Carlo: Però tante volte la gente non si accorge di ingrassare e li mangia

           perché sono freschi, tipo il gelato.

Fernando: A proposito… mi sta venendo voglia di dolci.

Carlo: Pensandoci… ma si!! Andiamo a comprarci il gelato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I CIBI ED IL NOSTRO ORGANISMO

 

 

Il corpo umano per costruire, sviluppare, rinnovare le sue strutture, mantenere le funzioni vitali di tutti i suoi organi ed apparati e per svolgere qualunque attività esterna, necessita di un apporto costante di energia: tale energia viene fornita dagli alimenti.

 

Le sostanze nutritive (proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali minerali, acqua) contenute in modo variabile nei diversi alimenti, concorrono così in modo diverso a fornire il nostro corpo di ciò che gli necessita.

Non esiste un’alimentazione che vada bene per tutti, in quanto ogni persona necessita quotidianamente di una determinata quantità di energia stabilita in base a:

 

1)            peso

2)            età

3)            sesso

4)            particolari condizioni fisiologiche (accrescimento, gravidanza, allattamento)

5)            attività fisica scelta.

 

L’adozione di un adeguato comportamento alimentare si rende, pertanto, necessario fin dall’infanzia.

 

La dietologia moderna consiglia di:

¨ avere un’alimentazione ricca, con un apporto equilibrato di zuccheri, grassi, proteine.

¨ Essere ricca di sali minerali

¨ Evitare di consumare piccoli e frequenti spuntini, ma distribuire le calorie giornaliere su cinque pasti:

 

1) COLAZIONE

Dovrebbe rappresentare un vero e proprio pasto e coprire almeno il 20% del fabbisogno calorico quotidiano;

2) SPUNTINO

3) PRANZO:

Il suo valore calorico deve rappresentare il 35-40% del fabbisogno energetico della giornata; non deve essere abbondante.

4)MERENDA

5) CENA Come il pranzo deve occupare il 35-40% circa delle calorie e non deve essere abbondante

 

La quantità di principi alimentari necessaria all’organismo umano rappresenta il fabbisogno energetico misurato in chilocalorie (kcal); la chilocaloria è definita come la quantità di calore necessaria per elevare di un grado centigrado un chilo di acqua distillata.

 

Gli alimenti hanno funzione

 

ENERGETICA

PLASTICA

PROTETTIVA

Zucchero, pane, patate, pasta, miele

Carne, pesce, latte, legumi

Ortaggi, frutta, carne, pesce, uova, latte, legumi, cereali

Forniscono zuccheri o glicidi( fonte immediata di energia), e grassi o lipidi (costituiscono la riserva energetica del nostro corpo) e sciolgono alcune vitamine (vitamine liposolubili)

Forniscono proteine o protidi che danno al nostro organismo i materiali per rinnovare i tessuti e sostituire le cellule morte; possono essere di origine animale o di origine vegetale

Forniscono vitamine e sali minerali, che intervengono nei processi di ossificazione e di coagulazione del sangue, regolano il sistema nervoso e favoriscono i processi di crescita. I principali sali minerali sono: calcio, fosforo, ferro e sodio

 

Accanto a questi tre gruppi principali ci sono poi gli alimenti:

¨Nervini: (caffè, the, alcolici, cacao) il cui abuso è pericoloso. Stimolano il sistema nervoso e, tramite questa azione, influiscono sui processi di digestione e di assorbimento degli alimenti;

¨Idrici: (verdura frutta, latte, carne, pesce) sono ricchi d’acqua necessaria all’organismo per sciogliere tutte le sostanze contenute nelle cellule e nei tessuti;

¨Condimenti: (pepe, senape, spezie, aceto, piante aromatiche, grassi, oli, sali, zuccheri e miele) sono sostanze che modificano il sapore degli alimenti, cui sono aggiunti; sono molto utili perché stuzzicano il gusto e l’olfatto e inducono l’organismo a produrre maggiori quantità di succhi gastrici, facilitando la digestione.

 

L’olio, condimento degli dei

 

Non si ha un dato storico certo relativo all’introduzione dell’olivo in Calabria: alcuni scavi effettuati nelle colonie della Magna Grecia hanno però, portato alla luce tracce di terreni coltivati ad ulivi. Successivamente, a causa delle difficoltà di trasporto e per la mancanza di strade interne, le piantagioni di ulivi si svilupparono nei terreni vicini alle coste: la zona più rigogliosa era la Piana di Gioia Tauro.

Fino al secolo scorso l’olio rappresentava l’unico condimento per i contadini, nonostante tutto fosse scarso. Si condivano i fagioli, le erbe, il ragù. Con l’olio si friggevano i peperoni e la carne, quando era possibile mangiarli. Naturalmente i contadini erano costretti a comprare questo prezioso alimento, e siccome i soldi dei contadini erano scarsi, spesso e volentieri i più poveri mangiavano completamente scondito. Le famiglie più fortunate che potevano allevare i maiali, sostituivano all’olio il grasso di maiale o il lardo. Il grasso era considerato un buon condimento per minestre e le erbe “stranghijati” con i fagioli. Nelle minestre si aggiungevano anche il lardo, le cotenne e la carne della testa conservata col grasso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Una secolare pianta di ulivo

 

 

 

Il vino

 

 

Nelle pagine di Corrado Alvaro si può cogliere il senso profondo che la vendemmia  ha per i calabresi.

Il vino è sempre da preferire all’acqua per accompagnare i cibi.

Il vino non soltanto completa degnamente i pasti, ma è considerato un rimedio per alcuni malanni come il raffreddore. Persino quando trabocca dal bicchiere, macchiando la tovaglia, produce esaltazione ed allegria perché porta fortuna, ma il consumo va moderato.

Un buon bicchiere di vino ha sempre fatto compagnia al buon cibo calabrese. In alcuni paesi della Calabria il vino è il protagonista di alcune filastrocche:

 

E l’acqua ‘ndi fa mali,

e lu vinu ‘ndi fa cantari

e lu sucu d’i l’agresta

a l’omu ‘ci mina in testa

 

(Parghelia)

 

Il vino non solo fa cantare ma rende anche loquace il contadino di solito taciturno. Da qui l’esaltazione del bel frutto dell’uva:

 

Chi bellu fruttu fa ‘a racina

Doppu macinatu fa quarantana

Ti faci jiri la testa a varrina

La lingua grossa e la parra toscana.

 

(Acquaro)

 

E’ sempre il vino a dare forza e vigore ai contadini, agli zappatori ed ai mietitori per affrontare l’estenuante lavoro dei campi. Era una consuetudine che il proprietario desse ai contadini una determinata quantità di vino, che però non superava il litro al giorno. Il vino che dava il padrone non era certo della migliore qualità, anzi, diventava aceto quasi subito dopo essere stato tolto dalla botte. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Raccolta dell’uva per la vendemmia

 

 

 

 

FRUTTA E VERDURA

 

Anche le più recenti ricerche confermano che una alimentazione ricca di frutta e verdura è una buona premessa p0er la nostra salute, insieme è una diete variata e una equilibrata distribuzione dei pasti durante il giorno.

 

 

 

La frutta

 

La frutta possiamo definirla un qualcosa di gioioso, di tanti colori, con una gradevolissima varietà dei sapori e profumi dalle tante sfumature. Dalle fragole alle ciliegie, nespole, albicocche, mele, pesche, dal colore biondo nordico del pompelmo al colore arancione classico delle arance, al colore intenso delle ben note “sanguinelle” di Sicilia, dal sapore dolce ed aromatico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frutta: disegno di Valentina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Cesto di frutta: disegno di Banti

 

…da un nostro sondaggio…

 

Un sondaggio condotto ad alcuni ragazzi per sapere a quanti piace la frutta e a quanti piace poco, rivela per i primi una percentuale molto vicina al 100%, mentre quella molto bassa dei secondi conferma che la loro scarsa propensione per la frutta non è dovuta a questioni di gusto quanto piuttosto ad una pigrizia psicologica, che rende fastidioso lo sbucciare, l’affettare, il separare con noccioli, semi, piccioli e pellicola, e quant’altro costituisce lo scarto della frutta, specie quando si finisce di mangiare e si è sazi.

Sono poi gli stessi che al di fuori dei pasti apprezzano e gustano con piacere macedonie, frullati, spremute e comunque frutta facile e comoda da consumare.

Sotto l’aspetto nutritivo la frutta polposa contiene molta acqua, e cioè dal 70 al 90 %, ma è povera di proteine e grassi; in compenso, però, è ricca di vitamine e sali minerali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Frutta: disegno di Valentina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frutta: disegno a tempera di Francesco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Limoni: disegno a tempera di Bruno

 

 

LE VERDURE

 

 

Nel generico termine di verdure, o meglio ortaggi, distinguiamo le parti più comunemente usate: foglie (lattuga, cicoria, spinaci, indivia), radici (carote, rape, barbabietole, ravanelli), bulbi (cipolla, aglio, porri), frutti (pomodori, melanzane, cetrioli, zucchine, peperoni, fagiolini verdi), fiori (cavolfiore, broccoli, carciofi), fusti(asparagi, sedano), semi (piselli, fagioli e legumi vari), tuberi (patate).

I funghi, anche se sono compresi nel campo delle verdure, fanno parte a sé: crescono spontaneamente, sono molto poche le specie commestibili ed è quasi nullo il valore nutritivo, ma vengono apprezzati per il loro aroma particolare.

Tra i tuberi troviamo in testa la patata di origine americana, coltivata nella prima metà del ‘500. Ci sono voluti due secoli perché la patata diventasse alimento diffuso in Francia ed in tutta l’Europa. La patata contiene un alto valore nutritivo per la più alta percentuale in essa contenuta di carboidrati (18%)rispetto agli altri ortaggi: contiene una buona dose di vitamina C, tanto da poterla considerare come la più facile ed economica fonte di questa vitamina.

Benché composti in gran parte di acqua (dal 70 al 90%), gli ortaggi sono indispensabili ad una corretta nutrizione per la loro ricchezza vitaminica, a cominciare dalla vitamina A (carote, peperoni piccanti e dolci, zucca gialla, spinaci), alla B1 (rape, asparagi, funghi), alla C (cavoli, broccoli, peperoni, patate) e di minerali, dal ferro, specie in asparagi, radicchio, lattuga, spinaci, al calcio, magnesio e potassio; inoltre per il loro  abbondante contenuto di fibra influiscono positivamente sulla regolare funzione eliminatrice di scorie e tossine.

La loro abbondante presenza nell’alimentazione di tutti i giorni, è l’elemento indispensabile di una giusta nutrizione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Disegno: pomodori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Verdure

 

 

L’ AGRICOLTURA

 

 

 

 

 

Derivante dal latino “agricultura” questo termine significa l’insieme delle pratiche relative alla coltivazione dei campi. E’ considerata tradizionalmente l’attività primaria dell’uomo, perché da essa dipende la sua sopravvivenza. Dalla preistoria, precisamente da quando l’uomo primitivo da nomade è diventato coltivatore della terra, l’agricoltura ha subito tante trasformazioni.

Se vogliamo fare una piccola storia di questa importantissima attività dell’uomo, addirittura possiamo iniziare dal mondo del mito.

 

L’agricoltura nella mitologia greca

 

 

 

CERERE per prima insegnò all’uomo l’agricoltura e gli suggerì di rimuovere le zolle con l’aratro adunco; per prima diede alle terre messi e dolci frutti, per prima impose le leggi per il lavoro dei campi: tutto è dono di CERERE. Così la grande dea CERERE è la madre e la protettrice di ogni frutto della terra e oggi, certamente, nel 2005, possiamo ben dire che è “L’angelo custode della agricoltura biologica”. Certamente oggi la dea si scandalizzerebbe nel vedere, in pieno inverno, un cocomero rosso e maturo sulla tavola delle nostre case; un cocomero prodotto non naturalmente, ma con l’impiego di sostanze vietate dalla agricoltura “sana”. Quindi, come nel passato, CERERE era la dea protettrice della agricoltura, oggi la possiamo definire “La sentinella della agricoltura biologica”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerere: Valentina e Bruno

 

 

 

Gli esempi di uomini, attaccati alla terra e principalmente

rispettosi delle leggi della natura, anche nel lontano passato sono tanti. Infatti cosa dire di Lucio Quinzio Cincinnato? Nel quinto secolo avanti Cristo l’antico condottiero romano fu un esempio di “contadino e uomo di Stato”. Egli, anche se console e poi dittatore, vittorioso nella lotta tra patrizi e plebei e nella conquista degli Equi e dei Volsci, preferì tornare ad occuparsi del suo campicello…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cincinnato: Valentina

 

Publius Vergilius Maro

 

PUBLIO VIRGILIO MARONE “Difensore dell’agricoltura biologica”.

Anche se Virgilio è vissuto nel I secolo a.C., oggi lo possiamo definire, a pieni diritti, “ il difensore dell’agricoltura” dei nostri tempi, quella che comunemente chiamiamo “ agricoltura biologica”.Il grande poeta latino infatti nelle   “Bucoliche” e nelle “Georgiche” mostrava il suo grande attaccamento alla terra, anche perché figlio di un piccolo possidente terriero del territorio di Andes, l’attuale Pietole, in provincia di Mantova.

 

VIRGILIO, BUCOLICHE: Ecloga I:vv.53-55

    

Hinc tibi, quae semper, vicino ab limite saepes

Hyblaeis apibus florem depasta salicti,

saepe levi somnum suadebit inire sussurro.

 

“Di qui, dal vicino confine, la siepe, i cui fiori del salice sono succhiati dalle api Iblee, spesso ti concilierà il sonno con il sussurro”.

      Le api sono dette Iblee dal monte Ibla, in Sicilia, in cui si   produceva ottimo miele; quindi il miele, nominato da Virgilio, oggi può essere definito “miele biologico”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Api Iblee: Bruno, Carlo, Francesco e Vanessa

 

 

Publio Virgilio Marone: “Georgiche”:

libro I: vv. 338-350

 

     In primis venerare deos, atque annua magnae

     sacra refer Cereri laetis operatus in herbis

     extremae sub casum hiemis, iam vere sereno.

     Tum pingues agni et tum mollissima vina,

     tum somni dulces densaeque in montibus umbrae

     Cuncta tibi Cererem pubes agrestis adoret;

     quoi tu lacte favos et miti dilue Baccho,

     terque novas circum felix eat hostia fruges,

     omnis quam chorus et socii comitentur ovantes

     et Cererem clamore vocent in tecta ; neque ante

     falcem maturis quisquam supponat aristis,

     quam Cereri, torta redimitus tempora quercu

     det motus incompositos et carmina dicat.

 

 

LE FESTE IN ONORE DI CERERE

 

 

Prima di tutto venera gli dei, rinnova le cerimonie annuali in onore della grande Cerere, compiendo sacrifici sulle erbe festose al termine ultimo dell’inverno. Allora gli agnelli sono pingui,allora i vini sono dolcissimi, allora i sonni sono dolci e le ombre sui monti sono dense. Tutta la gioventù dei campi adori te, o Cerere; in onore di questa miele diluito nel latte e nel dolce vino e per tre volte la vittima vada propiziatrice intorno alle nuove messi e tutta la schiera dei contadini festanti invochino sulle loro case con clamore Cerere; e nessuno ponga la falce sotto le spighe mature prima di aver celebrato Cerere, coronato il capo con una quercia intrecciata esegua rozze danze ed esprima i suoi canti in onore di Cerere.

       Secondo il mito gli uomini primitivi, prima che apprendessero da Cerere l’agricoltura, si cibavano di ghiande di quercia

 

 

   Publio Virgilio Marone:  Georgiche”: Libro II:

vv.458-460

                             

 

CELEBRAZIONE DELLA VITA AGRESTE

 

O fortunatos nimium, sua si bona norint,

agricolas! quibus ipsa procul discordibus armis

fundit humo facilem victum iustissima tellus.

 

“O fortunati, anche troppo, gli agricoltori se conoscessero i loro beni!

Per costoro la terra giustissima spontaneamente e lontano dalle armi discordi riversa dal suolo un facile vitto”.

E tantissimi altri sono gli esempi nella letteratura classica e, via via di tutte le altre epoche,di poeti, che celebrano la ricchezza che l’uomo riceve dalla terra. Una ricchezza che l’uomo ha quasi cessato di apprezzare, perché, accecato dal desiderio di produrre sempre di più, ha dissanguato la feconda terra. Così, oggi, nel pieno del III millennio, dobbiamo tutti ricorrere ad una agricoltura, cosiddetta, “biologica”.

 

 

AGRICOLTURA BIOLOGICA

 

Si intende per “agricoltura biologica” quella che favorisce le risorse rinnovabili e il riciclo, restituendo al suolo i nutrienti presenti nei prodotti di rifiuto. Infatti nell’allevamento del bestiame la produzione di carne e pollame è regolata, prestando attenzione al benessere degli animali e principalmente all’utilizzazione di mangimi naturali. Si rispettano i meccanismi naturali dell’ambiente per il controllo delle malattie e degli insetti nocivi e, quel che più importa, si evita l’impiego di erbicidi, fertilizzanti, ormoni della crescita, manipolazioni genetiche, che sono meglio conosciute con la sigla OGM. Infine gli agricoltori “biologici” contribuiscono al mantenimento degli ecosistemi e riducono l’inquinamento della terra e delle acque. Quindi “l’agricoltura biologica” ha un’ importanza vitale per tutta la terra.

A questo punto, anche se siamo degli adolescenti, ci viene spontaneo chiederci: “E’ stato l’uomo l’artefice e la causa primaria della distruzione della sana agricoltura?” Si, è proprio lui! Quindi, per poter consumare prodotti sani, dobbiamo ritornare ai tempi di LUCIO QUINZIO CINCINNATO? E non è un controsenso?

Sono questi “i corsi e ricorsi della storia”, di cui parlava tanto il grande GIANBATTISTA VICO!!!…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Serra biologica: disegno di Maria

 

 

 

 

GLI OGM NEL CIBO

 

 Gli OGM sono gli organismi geneticamente modificati e i loro derivati si possono trovare in un buon numero di alimenti a base di soia e di mais; infatti sono presenti, in diverse forme, almeno nel 60% dei prodotti alimentari che consumiamo abitualmente.

 

SOIA: farina,proteine vegetali, emulsionante lecitina (E322), mono e di-gliceridi (E471), oli o grassi vegetali.

 

MAIS: farina, amido, olio, sciroppo di glucosio, fruttosio, destrosio, maltodestrine, sorbitolo (E420).

 

Poiché gli OGM spesso si nascondono dietro etichette insospettabili, interviene immediatamente la normativa europea, che impone l’etichettatura di ingredienti, additivi ed aromi contenenti mais o soia transgenici. Infatti tutte le aziende oggi devono indicare nell’etichetta

“prodotto a partire da soia- mais geneticamente modificato” in tutti i prodotti che contengono oltre lo 0,9% di ingredienti geneticamente manipolati. In Italia moltissime aziende hanno dichiarato di non utilizzare ingredienti e derivati di origine transgenica nei prodotti a diretto consumo umano.

Così, sempre noi, semplici alunni di una Scuola Media, diciamo: “Basta agli alimenti transgenici!” Certamente non possiamo accettare le scorrette manipolazioni che gli adulti arbitrariamente impongono a tutto ciò che la terra produce. Essi sono per noi ragazzi esempi da condannare e non da imitare. Accontentiamoci del profumo naturale ed inebriante delle zolle sane della nostra terra e, a costo di fare molti passi indietro nel campo del progresso industriale, scientifico e, per essere in tema, nel campo della agricoltura, riprendiamo a pregare la dea Cerere…

Quindi sappiamo bene che gli OGM e tutte le altre pratiche agricole “vietate” sono dannosi; così, specialmente nelle terre della nostra Magna Grecia, inondata dal sole e dal dolce clima mediterraneo, cerchiamo un po’ tutti di praticare “l’agricoltura biologica”, che, anche se richiede prezzi elevati dei prodotti, almeno ci assicura una sana alimentazione. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Campo di agricoltura biologica: disegno di Banti e Daniele

 

Le nostre conclusioni

 

 

Questo lavoro ha avuto come obiettivo il conoscere come si possono rispettare l’ambiente e il territorio e alcune modalità per raggiungerle.

Inizialmente abbiamo analizzato gli argomenti riguardanti il nostro ambiente e la nostra agricoltura, per conoscere e  comprendere quali comportamenti alimentari sono da evitare e quali da privilegiare.

Abbiamo approfondito alcune tematiche che hanno destato maggiormente il nostro interesse. Durante le nostre attività abbiamo iniziato il nostro percorso formativo con discussioni in classe e poi siamo stati aiutati a riflettere su noi stessi e sul nostro modo di alimentarci .