DAGLI ALIMENTI ALL’ALIMENTAZIONE PER
UNA CULTURA DA COSTRUIRE

PROGETTO
HELIANTHUS II
CALABRIA 2004
Dagli alimenti all’alimentazione. Una
cultura da costruire
Istituto Comprensivo Ardore, sezione Scuola Secondaria di I°
Grado
Siamo
un gruppo formato da 22 ragazzi, ventuno italiani ed un simpaticissimo ragazzo
indiano di nome Banti e frequentiamo la terza classe della scuola secondaria di
I° grado di Ardore.

Marinella: una grande golosona
Francesco: è uno zuccherino

Maria: mangia poco ma buono
Francesca: è dolce come un babà

Paolo: è un buongustaio
Daniele: è una buona forchetta
Fernando: mangia veloce
Febe: l’appetito le vien
mangiando
Bruno: complicato nel mangiare
Carlo: è veloce come un’anguilla
Valentina
P. è una
pasticcina
Maria Anna: è una gelatosa
Antonella: pasticciosa
Vanessa: è la ciliegina sulla torta
Romina: golosona
Mascia: è una buona cuoca
Banti: è un salsicciotto
Lucia: una tortina
Stefania: è una gran mangiona
Valentina: è una crostatina
Rachele: è dolce come il miele

Cominciamo così…
Oggi,
guidati dalle nostre insegnanti, abbiamo iniziato, con grande entusiasmo, a
conoscere come si possono rispettare l’ambiente ed il territorio attraverso una
sana e corretta alimentazione.
Abbiamo
cominciato il nostro progetto tenendo conto, prima di tutto, della storia degli
alimenti di ieri e di oggi, poiché
abbiamo capito quanto è importante studiare gli alimenti e l’alimentazione per
poter costruire una nuova cultura per la tutela dell’ambiente. Inoltre abbiamo
cercato di trattare l’argomento dal punto di vista letterario, soffermandoci
sull’importanza dell’agricoltura dalle origini dell’uomo fino ai nostri giorni,
perché anche la letteratura si è occupata del legame esistente tra uomo,
ambiente e alimentazione.
Dopo
una breve definizione di “agricoltura biologica” , ci siamo soffermati
sugli OGM, esprimendo pure i nostri modesti giudizi.
Gli Egizi – I
Greci – I Romani
Gli Egizi
La
maggior parte delle notizie sul modo di alimentarsi di questo popolo si ricava
dagli affreschi nelle tombe, sulle cui pareti c’è sempre l’ offerta di cibi ai
defunti: file di servi accumulano
bevande di ogni cenere su un minuscolo tavolo; quasi sempre il cibo è ricoperto
da un mazzetto di cipolle fresche, così buone da essere adorate dagli Egiziani.
Nelle
tombe sono state rinvenute figure di
legno stuccato e dipinto, assorte nelle loro occupazioni: in genere sono scene
di macellazione, panificazione e di preparazione della birra.
Gli
Egiziani mangiavano più o meno le stesse cose che mangiamo noi: uova, carne,
pollame, pesci, verdura e frutta. Ma, probabilmente, non il maiale, che non
compare mai nelle rappresentazioni dei cibi.

Resti di pane di farro mummificato rinvenuti in tombe egizie

Affresco egizio: spiumatura di oche
I Greci
L’alimentazione
di ogni popolo è strettamente correlata alla sua economia. Omero, che descrive
una società di tipo agricolo-pastorale, parla dei banchetti dei suoi eroi, i cui
alimenti erano pane, vino e carne.

Nell’Atene
dell’età classica cambiò il tipo di
economia e di conseguenza
anche le abitudini alimentari. Gli ateniesi si cibavano quasi esclusivamente di
cereali, legumi, pesci e soprattutto verdure.
La
carne compariva di rado anche sulle tavole dei più ricchi; i poveri la
consumavano solo nei giorni in cui venivano sacrificati animali agli dei.
I
cibi ricordati più spesso nelle opere greche sono le “maze”, focacce di farina
d’orzo. Ogni altro cibo che non fosse pane o focaccia era chiamato “opson”,
cioè companatico. Con questo termine si indicavano i cibi vegetali ed animali
ed anche il sale.
I
Greci erano grandi consumatori di pesce.
Le
verdure venivano consumate cotte o crude, condite con olio ed aceto o con una salsa di pesce molto piccante,
detta “garon”.
I
Greci apprezzavano vari tipi di pesce perché fonte di grande nutrimento. Al
tempo dell’antica Grecia le persone conoscevano quasi tutti i tipi di frutta
che è presente sulle nostre tavole, ma erano ghiotti soprattutto di fichi, dei
quali il loro territorio era ricchissimo.



Anfora
greca: disegno di Lucia
Gli
antichi romani erano molto frugali: incominciavano la giornata con una leggera
colazione o uno spuntino, in genere pane e formaggio. Il pranzo di mezzogiorno
era un piccolo pasto che qualche volta si riduceva addirittura ad un pezzo di
pane accompagnato da carne fredda, verdura e frutta, annaffiato da un po’ di
vino. Erano entrambi pasti veloci, e l’unico pasto degno d’esser chiamato tale
era la cena serale.
I
pasti dei nobili erano piuttosto ricchi e venivano consumati su divani chiamati
“triclini” sui quali si mangiava semisdraiati, all’uso greco. Ogni commensale
si portava da casa il proprio schiavo
per essere servito, e spesso ci si portava gli avanzi della cena a casa
in un grande tovagliolo.
Non
esistevano tovaglie e posate, in compenso il vasellame era molto ricco. Il vino
veniva servito abbondantemente, ma sempre mescolato ad acqua e miele. Nella
cucina romana era molto importante il condimento, tant’è che si pensa che i
cibi perdessero gran parte del loro sapore e delle loro qualità nutritive negli
elaborati e lunghi procedimenti di cottura.
Si
adoperavano anche molte spezie, quali zafferano, pepe, zenzero. Si usava il
sale per conservare i cibi, inoltre si usava moltissimo l’aceto di vino. Dato
che non si conosceva lo zucchero si usava il miele per dolcificare. Anche i romani usavano la salsa greca a base
di pesce, che chiamavano “garum”. Quando la città di Roma si espanse a
dismisura scomparvero i campi coltivati e quindi diminuì l’uso della verdura.
La carne più consumata era quella di maiale, ma anche quella di agnello o
capretto; infine la selvaggina. Il pesce entrò nell’alimentazione romana solo
successivamente. Erano conosciuti anche i frutti di mare.
Il
pane era in genere di farro e poteva essere più o meno scuro a seconda della
qualità.

Vogliamo
parlare di una delle tante tradizioni di una volta. Le abitudini alimentari
erano assai diverse da quelle di oggi. L’alimentazione, semplice ed
insufficiente, si basava sui prodotti che la terra offriva. D’inverno, infatti,
il consumo degli ortaggi era più scarso, e più abbondante quello dei legumi
secchi e delle patate. Il granturco si consumava preferibilmente nei mesi
invernali e così anche i fichi secchi ed il pane. Durante l’estate più
frequente era l’uso del companatico, costituito da pesce salato, da carne
affumicata o da cacio.
Durante la giornata si consumavano tre pasti, colazione,
pranzo e cena.
COLAZIONE


PRANZO
Ieri Oggi


CENA
Ieri Oggi


Quando la carne
era un sogno irraggiungibile
Molti
contadini calabresi non hanno mai conosciuto il sapore della carne, anche i più
fortunati la consumavano in rare occasioni. In ogni caso si trattava quasi
sempre di carne di maiale, capra o pecora, raramente di carne vaccina o di
vitello. Allevare i suini è infatti più facile ed economico che allevare i
vitelli. Alcuni antichi proverbi giunti fino ai nostri giorni ci raccontano di
come il povero contadino, pur lavorando tutto il giorno, non riusciva mai ad
assaggiare il cibo tanto agognato.

Le nostre considerazioni
Potrebbe
sembrare strano detto da noi ragazzi, ma anche se la maggior parte della gente
in passato non poteva alimentarsi con cibi nutrienti, ma solo con verdure e
frutta, l’alimentazione di un tempo era
certamente più sana e genuina di oggi!
Certo, rispetto a 60, 70
anni fa, l’alimentazione è migliorata soprattutto per l’incremento della
produzione agricola grazie al miglioramento delle tecnologie di produzione.
Anche la conservazione dei cibi si è sempre più perfezionata; ma non bisogna
dimenticare che lo sfruttamento intensivo dei campi, la concimazione su vasta
scala, l’uso di anti-parassitari e di diserbanti, stanno sempre impoverendo e
inquinando l’ecosistema naturale, con il risultato che i cibi di oggi sono meno
genuini e più adulterati.
CONFRONTO TRA CULTURE DIVERSE
Come
abbiamo già accennato, tra noi c’è il nostro amico Banti che viene dall’India!
E
se ci confrontassimo un po’?
In India
A
colazione si mangia il pane fatto in casa, lo yogurt di latte di mucca e frutta
fresca. A pranzo patate, pomodori, cipolle e molte spezie e peperoncino,
accompagnate dal pane. A cena si mangiano le verdure mischiate agli avanzi del
pranzo ed il pane.
Banti
ci racconta che in India l’olio si fa con la “snapa” ( pianta dalle cui foglie
si estrae l’olio ).
Il
pane ed alcuni dolci si fanno con la farina di ceci.
Si
utilizza il succo della canna da zucchero.
Il
mango dolce si mangia come frutto fresco, e quello amaro viene invece lavorato.

In Calabria
A
colazione si beve il latte appena munto e si
mangiano
biscotti di pane fatti in casa.
A
pranzo e cena si mangia ciò che offre la terra, oppure si macellano gli animali
dai quali si ricava la carne per le salsicce; e a cena era la stessa cosa.

In Calabria si commisera la casa in cui
mancano le tradizionali fritture natalizie. Secondo una tradizione solo un
grave lutto può vietare che non si facciano le fritture il giorno di Natale.
Per
il 20-22 dicembre si preparano dolci con farina, miele, fichi e olio novello;
il 23 è dedicato alla frittura delle ciambelle, dette “nacatuli”, la cui
ricetta è la seguente:
NACATOLE
Ingredienti:
1kg. di farina; 100g. di zucchero; 25g. di lievito di birra; 5 uova
1/2 bicchiere d'olio; latte; 1 bicchiere di vino rosso; olio per friggere q.b.
preparazione
Preparate un panetto di lievito, impastando 250g. di farina con il lievito
sciolto nell'acqua tiepida ed un cucchiaio di zucchero. Ponetelo ben coperto in
un posto caldo fino a quando non avrà raddoppiato il proprio volume. Mettete
sulla spianatoia la farina rimasta a fontana e, nel centro, mettete
nell'ordine: lo zucchero, le uova intere, il vino, un pizzico di sale e la
buccia grattugiata di un limone. Mescolate questi ingredienti molto bene,
aggiungete il panetto lievitato che lavorerete con le mani fino a quando non
sarà completamente assorbito. A questo punto cominciate a mescolare la farina,
lavoratela bene fino ad ottenere una pasta ben levigata e morbida, aiutandovi
con un po' di latte se é necessario. Fatela riposare avvolta in un panno umido
ancora per qualche minuto. Riprendetela, staccate dei pezzetti e formate dei
bastoncini della grandezza di un dito, passateli su un taglierino da gnocchi
premendoli leggermente al centro. In mancanza di questo potete formare delle
ciambelline.
Allineate i dolci su di un ripiano coperto con una tovaglia, copriteli bene e
fateli lievitare. Quando saranno ben gonfi, mettete in un tegame abbondante
olio e un volta ben caldo tuffatevi le nacatole, fatele dorare a fuoco dolce e
mettetele su della carta per fritti, ad asciugare. In ultimo, ponete le
nacatole in un vassoio e spolverizzatele abbondantemente con zucchero a velo
mescolato, a piacere, con un pizzico di cannella in polvere.

La
tradizione vuole che la prima “nacatula” venga offerta al cane di casa od al
primo cane di passaggio, e che tuffando le altre nell’olio bollente, il
capofamiglia faccia il nome di tutti i familiari, presenti o assenti, in ordine
di importanza e di età.
Alcuni luoghi comuni
Dimmi
come mangi e ti dirò chi sei.
Siamo
quello che mangiamo.
Ne
devi mangiare ancora di pagnotte!
Mangiaru
assemi pe’ tant’anni .
A
tavola e tavulinu si canusci ‘u cittadinu
Alcuni proverbi
calabresi
Cu
mangia pocu mangia sempi, e cu mangia assai schiatta prestu.
Chi
mangia poco mangia sempre, e chi mangia molto muore presto.
L’acqua
‘i matina è medicina
L’acqua
bevuta al mattino è come una medicina.
Ad
aprili li favi su’ chini, si non veni maju no ‘ndi cucini.
Ad
aprile le fave sono già piene, ma non si devono cucinare prima che venga
maggio.
A
cu ti leva ‘u pani, ‘nci levi ‘a vita
A
chi ti toglie il pane, togli la vita.
‘U
nigru pani stuta ‘a nigra fami.
Il
pane nero sopisce la fame più forte.
Cu
staci ‘a speranza ‘i l’atti e non cucina, la sira si cogghi alla sdiuna.
Chi
si affida alla speranza che gli altri cucinino in vece sua, alla sera finirà
per digiunare.
Cu
voli bonu vinu vindigna tardu.
A
chi vuole avere il vino buono converrà vendemmiare tardi.
P’a
saluti ‘nci voli puru ‘u salatu.
Per
la buona salute occorre mangiare adeguatamente.
Cu
si marita è cuntentu n’u iornu, cu ‘mmazza ‘u porcu è contentu tutti l’annu,
Chi
si sposa è felice un giorno soltanto, chi ammazza il maiale festeggia tutto
l’anno.

E’ BELLO
IMPARARE GIOCANDO:
IL NOSTRO
CRUCIVERBA
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ORIZZONTALI |
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1. Si
beve a colazione.- 5. Appartiene ai frutti secchi. |
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6. Si fa
con il latte.- 7. Si beve anche freddo. |
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8. Pesce
di fiume.- 12. Tratto in salvo. |
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14. Viene
prima di "Salute".- 16. Pianta erbacea dalle |
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grandi
foglie arancioni.- 17. Id est. |
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VERTICALI |
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1. Pianta
erbacea dai fiori azzurri.- 2. Un tipo di biscotti. |
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3.
Raccolta di vini tipici pregiati in bottiglie. |
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4.
Mercato Comune Europeo.- 9. Che serve. |
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10. Le
iniziali di cipolla e timo.- 11. Elemento chimico |
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appartenente
al gruppo degli alogeni. |
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13.
Vocali in pia. 15. Reggio Calabria. |
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DIALOGO
COSA NE PENSI
DEI DOLCI?
Carlo: Sono molto buoni, ma anche
dannosi!
Fernando: Eh si! Se mangiati troppo
frequentemente, si può avere il diabete!
Carlo: E si rischia di ingrassare
e diventare obesi!
Fernando: Bisogna dunque mangiare
pochi dolci.
Carlo: Infatti, in Italia, la
maggior parte degli italiani, sono obesi.
Fernando: Tanti li mangiano tutti i
giorni, specialmente in estate.
Carlo: Però tante volte la gente
non si accorge di ingrassare e li mangia
perché sono freschi, tipo il gelato.
Fernando: A proposito… mi sta
venendo voglia di dolci.
Carlo: Pensandoci… ma si!!
Andiamo a comprarci il gelato!
I CIBI ED IL
NOSTRO ORGANISMO
Il
corpo umano per costruire, sviluppare, rinnovare le sue strutture, mantenere le
funzioni vitali di tutti i suoi organi ed apparati e per svolgere qualunque
attività esterna, necessita di un apporto costante di energia: tale energia
viene fornita dagli alimenti.
Le
sostanze nutritive (proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali minerali,
acqua) contenute in modo variabile nei diversi alimenti, concorrono così in
modo diverso a fornire il nostro corpo di ciò che gli necessita.
Non
esiste un’alimentazione che vada bene per tutti, in quanto ogni persona
necessita quotidianamente di una determinata quantità di energia stabilita in
base a:
1)
peso
2)
età
3)
sesso
4)
particolari condizioni fisiologiche (accrescimento, gravidanza,
allattamento)
5)
attività fisica scelta.
L’adozione di un adeguato comportamento alimentare
si rende, pertanto, necessario fin dall’infanzia.
La dietologia moderna consiglia di:
¨ avere un’alimentazione
ricca, con un apporto equilibrato di zuccheri, grassi, proteine.
¨ Essere ricca di sali
minerali
¨ Evitare di consumare
piccoli e frequenti spuntini, ma distribuire le calorie giornaliere su cinque
pasti:
1) COLAZIONE
Dovrebbe rappresentare un vero e proprio pasto e coprire almeno il 20% del fabbisogno calorico quotidiano;
2) SPUNTINO
3) PRANZO:
Il suo valore calorico deve rappresentare il 35-40%
del fabbisogno energetico della giornata; non deve essere abbondante.
4)MERENDA
5) CENA Come il pranzo deve occupare il 35-40% circa delle calorie e non deve essere abbondante
La quantità di principi alimentari necessaria
all’organismo umano rappresenta il fabbisogno
energetico misurato in chilocalorie (kcal); la chilocaloria è definita
come la quantità di calore necessaria per elevare di un grado centigrado un
chilo di acqua distillata.
Gli alimenti hanno funzione
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ENERGETICA |
PLASTICA |
PROTETTIVA |
|
Zucchero, pane, patate,
pasta, miele |
Carne, pesce, latte,
legumi |
Ortaggi, frutta, carne,
pesce, uova, latte, legumi, cereali |
|
Forniscono zuccheri o
glicidi( fonte immediata di energia), e grassi o lipidi (costituiscono la
riserva energetica del nostro corpo) e sciolgono alcune vitamine (vitamine
liposolubili) |
Forniscono proteine o
protidi che danno al nostro organismo i materiali per rinnovare i tessuti e
sostituire le cellule morte; possono essere di origine animale o di origine
vegetale |
Forniscono vitamine e sali
minerali, che intervengono nei processi di ossificazione e di coagulazione
del sangue, regolano il sistema nervoso e favoriscono i processi di crescita.
I principali sali minerali sono: calcio, fosforo, ferro e sodio |
Accanto a questi tre gruppi principali ci sono poi gli alimenti:
¨Nervini: (caffè, the, alcolici,
cacao) il cui abuso è pericoloso. Stimolano il sistema nervoso e, tramite
questa azione, influiscono sui processi di digestione e di assorbimento degli
alimenti;
¨Idrici: (verdura frutta, latte,
carne, pesce) sono ricchi d’acqua necessaria all’organismo per sciogliere tutte
le sostanze contenute nelle cellule e nei tessuti;
¨Condimenti: (pepe, senape, spezie,
aceto, piante aromatiche, grassi, oli, sali, zuccheri e miele) sono sostanze
che modificano il sapore degli alimenti, cui sono aggiunti; sono molto utili
perché stuzzicano il gusto e l’olfatto e inducono l’organismo a produrre
maggiori quantità di succhi gastrici, facilitando la digestione.
L’olio,
condimento degli dei
Non
si ha un dato storico certo relativo all’introduzione dell’olivo in Calabria:
alcuni scavi effettuati nelle colonie della Magna Grecia hanno però, portato
alla luce tracce di terreni coltivati ad ulivi. Successivamente, a causa delle
difficoltà di trasporto e per la mancanza di strade interne, le piantagioni di
ulivi si svilupparono nei terreni vicini alle coste: la zona più rigogliosa era
Fino
al secolo scorso l’olio rappresentava l’unico condimento per i contadini,
nonostante tutto fosse scarso. Si condivano i fagioli, le erbe, il ragù. Con
l’olio si friggevano i peperoni e la carne, quando era possibile mangiarli.
Naturalmente i contadini erano costretti a comprare questo prezioso alimento, e
siccome i soldi dei contadini erano scarsi, spesso e volentieri i più poveri
mangiavano completamente scondito. Le famiglie più fortunate che potevano
allevare i maiali, sostituivano all’olio il grasso di maiale o il lardo. Il
grasso era considerato un buon condimento per minestre e le erbe “stranghijati”
con i fagioli. Nelle minestre si aggiungevano anche il lardo, le cotenne e la
carne della testa conservata col grasso.

Una secolare pianta di ulivo
Il vino
Nelle
pagine di Corrado Alvaro si può cogliere il senso profondo che la
vendemmia ha per i calabresi.
Il
vino è sempre da preferire all’acqua per accompagnare i cibi.
Il
vino non soltanto completa degnamente i pasti, ma è considerato un rimedio per
alcuni malanni come il raffreddore. Persino quando trabocca dal bicchiere,
macchiando la tovaglia, produce esaltazione ed allegria perché porta fortuna,
ma il consumo va moderato.
Un
buon bicchiere di vino ha sempre fatto compagnia al buon cibo calabrese. In
alcuni paesi della Calabria il vino è il protagonista di alcune filastrocche:
E
l’acqua ‘ndi fa mali,
e
lu vinu ‘ndi fa cantari
e
lu sucu d’i l’agresta
a
l’omu ‘ci mina in testa
(Parghelia)
Il
vino non solo fa cantare ma rende anche loquace il contadino di solito
taciturno. Da qui l’esaltazione del bel frutto dell’uva:
Chi
bellu fruttu fa ‘a racina
Doppu
macinatu fa quarantana
Ti
faci jiri la testa a varrina
La
lingua grossa e la parra toscana.
(Acquaro)
E’
sempre il vino a dare forza e vigore ai contadini, agli zappatori ed ai
mietitori per affrontare l’estenuante lavoro dei campi. Era una consuetudine
che il proprietario desse ai contadini una determinata quantità di vino, che
però non superava il litro al giorno. Il vino che dava il padrone non era certo
della migliore qualità, anzi, diventava aceto quasi subito dopo essere stato
tolto dalla botte.

Raccolta dell’uva per la vendemmia
FRUTTA E
VERDURA
Anche le più recenti ricerche confermano che una
alimentazione ricca di frutta e verdura è una buona premessa p0er la nostra
salute, insieme è una diete variata e una equilibrata distribuzione dei pasti
durante il giorno.
La frutta
La frutta possiamo definirla un qualcosa di gioioso,
di tanti colori, con una gradevolissima varietà dei sapori e profumi dalle
tante sfumature. Dalle fragole alle ciliegie, nespole, albicocche, mele,
pesche, dal colore biondo nordico del pompelmo al colore arancione classico
delle arance, al colore intenso delle ben note “sanguinelle” di Sicilia, dal
sapore dolce ed aromatico.

Frutta: disegno di Valentina

…da un nostro
sondaggio…
Un sondaggio condotto ad alcuni ragazzi per sapere a
quanti piace la frutta e a quanti piace poco, rivela per i primi una
percentuale molto vicina al 100%, mentre quella molto bassa dei secondi
conferma che la loro scarsa propensione per la frutta non è dovuta a questioni
di gusto quanto piuttosto ad una pigrizia psicologica, che rende fastidioso lo
sbucciare, l’affettare, il separare con noccioli, semi, piccioli e pellicola, e
quant’altro costituisce lo scarto della frutta, specie quando si finisce di
mangiare e si è sazi.
Sono poi gli stessi che al di fuori dei pasti
apprezzano e gustano con piacere macedonie, frullati, spremute e comunque
frutta facile e comoda da consumare.
Sotto l’aspetto nutritivo la frutta polposa contiene
molta acqua, e cioè dal 70 al 90 %, ma è povera di proteine e grassi; in
compenso, però, è ricca di vitamine e sali minerali.


Frutta: disegno a tempera di Francesco

Limoni: disegno a tempera di Bruno
LE VERDURE
Nel generico termine di verdure, o meglio ortaggi,
distinguiamo le parti più comunemente usate: foglie (lattuga,
cicoria, spinaci, indivia), radici (carote,
rape, barbabietole, ravanelli), bulbi (cipolla,
aglio, porri), frutti (pomodori, melanzane,
cetrioli, zucchine, peperoni, fagiolini verdi), fiori
(cavolfiore, broccoli, carciofi), fusti(asparagi,
sedano), semi (piselli, fagioli e legumi vari), tuberi (patate).
I funghi, anche se sono compresi nel campo delle verdure, fanno parte a sé: crescono spontaneamente, sono molto poche le specie commestibili ed è quasi nullo il valore nutritivo, ma vengono apprezzati per il loro aroma particolare.
Tra i tuberi troviamo
in testa la patata di origine americana, coltivata nella prima metà del ‘500.
Ci sono voluti due secoli perché la patata diventasse alimento diffuso in
Francia ed in tutta l’Europa. La patata contiene un alto valore nutritivo per
la più alta percentuale in essa contenuta di carboidrati (18%)rispetto agli
altri ortaggi: contiene una buona dose di vitamina C, tanto da poterla
considerare come la più facile ed economica fonte di questa vitamina.
Benché composti in gran parte di acqua (dal 70 al
90%), gli ortaggi sono indispensabili ad una corretta nutrizione per la loro
ricchezza vitaminica, a cominciare dalla vitamina A
(carote, peperoni piccanti e dolci, zucca gialla, spinaci), alla B1 (rape, asparagi, funghi), alla C (cavoli, broccoli, peperoni, patate) e di minerali, dal ferro,
specie in asparagi, radicchio, lattuga, spinaci, al calcio,
magnesio e potassio;
inoltre per il loro abbondante contenuto
di fibra influiscono positivamente sulla
regolare funzione eliminatrice di scorie e tossine.
La loro abbondante presenza nell’alimentazione di
tutti i giorni, è l’elemento indispensabile di una giusta nutrizione.

Disegno: pomodori

Verdure
L’ AGRICOLTURA
Derivante dal latino
“agricultura” questo termine significa l’insieme delle pratiche relative alla
coltivazione dei campi. E’ considerata tradizionalmente l’attività primaria
dell’uomo, perché da essa dipende la sua sopravvivenza. Dalla preistoria, precisamente
da quando l’uomo primitivo da nomade è diventato coltivatore della terra,
l’agricoltura ha subito tante trasformazioni.
Se vogliamo fare una
piccola storia di questa importantissima attività dell’uomo, addirittura
possiamo iniziare dal mondo del mito.
L’agricoltura nella mitologia
greca
CERERE per prima insegnò
all’uomo l’agricoltura e gli suggerì di rimuovere le zolle con l’aratro adunco;
per prima diede alle terre messi e dolci frutti, per prima impose le leggi per
il lavoro dei campi: tutto è dono di CERERE. Così la grande dea CERERE è la
madre e la protettrice di ogni frutto della terra e oggi, certamente, nel 2005,
possiamo ben dire che è “L’angelo custode della agricoltura biologica”. Certamente
oggi la dea si scandalizzerebbe nel vedere, in pieno inverno, un cocomero rosso
e maturo sulla tavola delle nostre case; un cocomero prodotto non naturalmente,
ma con l’impiego di sostanze vietate dalla agricoltura “sana”. Quindi, come nel
passato, CERERE era la dea protettrice della agricoltura, oggi la possiamo
definire “La sentinella della agricoltura biologica”.

Cerere:
Valentina e Bruno
Gli esempi di uomini,
attaccati alla terra e principalmente
rispettosi delle leggi
della natura, anche nel lontano passato sono tanti. Infatti cosa dire di Lucio
Quinzio Cincinnato? Nel quinto secolo avanti Cristo l’antico condottiero romano
fu un esempio di “contadino e uomo di Stato”. Egli, anche se console e poi
dittatore, vittorioso nella lotta tra patrizi e plebei e nella conquista degli
Equi e dei Volsci, preferì tornare ad occuparsi del suo campicello…

Cincinnato:
Valentina
Publius Vergilius Maro
PUBLIO VIRGILIO MARONE
“Difensore dell’agricoltura biologica”.
Anche
se Virgilio è vissuto nel I secolo a.C., oggi lo possiamo definire, a pieni
diritti, “ il difensore dell’agricoltura” dei nostri tempi, quella che
comunemente chiamiamo “ agricoltura biologica”.Il grande poeta latino infatti
nelle “Bucoliche” e nelle “Georgiche”
mostrava il suo grande attaccamento alla terra, anche perché figlio di un
piccolo possidente terriero del territorio di Andes, l’attuale Pietole, in
provincia di Mantova.
VIRGILIO, BUCOLICHE: Ecloga I:vv.53-55
Hinc
tibi, quae semper, vicino ab limite saepes
Hyblaeis
apibus florem depasta salicti,
saepe
levi somnum suadebit inire sussurro.
“Di
qui, dal vicino confine, la siepe, i cui fiori del salice sono succhiati dalle
api Iblee, spesso ti concilierà il sonno con il sussurro”.
Le api sono dette Iblee dal monte Ibla,
in Sicilia, in cui si produceva ottimo
miele; quindi il miele, nominato da Virgilio, oggi può essere definito “miele
biologico”.
Api Iblee: Bruno, Carlo, Francesco e Vanessa
Publio
Virgilio Marone: “Georgiche”:
libro I: vv. 338-350
In primis venerare deos, atque annua
magnae
sacra refer Cereri laetis operatus in
herbis
extremae sub casum hiemis, iam vere
sereno.
Tum pingues agni et tum mollissima vina,
tum somni dulces densaeque in montibus
umbrae
Cuncta tibi Cererem pubes agrestis adoret;
quoi tu lacte favos et
miti dilue Baccho,
terque
novas circum felix eat hostia fruges,
omnis
quam chorus et socii comitentur ovantes
et
Cererem clamore vocent in tecta ; neque ante
falcem
maturis quisquam supponat aristis,
quam Cereri, torta redimitus
tempora quercu
det motus incompositos
et carmina dicat.
Prima di tutto venera gli dei, rinnova le cerimonie
annuali in onore della grande Cerere, compiendo sacrifici sulle erbe festose al
termine ultimo dell’inverno. Allora gli agnelli sono pingui,allora i vini sono
dolcissimi, allora i sonni sono dolci e le ombre sui monti sono dense. Tutta la
gioventù dei campi adori te, o Cerere; in onore di questa miele diluito nel
latte e nel dolce vino e per tre volte la vittima vada propiziatrice intorno
alle nuove messi e tutta la schiera dei contadini festanti invochino sulle loro
case con clamore Cerere; e nessuno ponga la falce sotto le spighe mature prima
di aver celebrato Cerere, coronato il capo con una quercia intrecciata esegua
rozze danze ed esprima i suoi canti in onore di Cerere.
Secondo il mito gli uomini primitivi, prima che apprendessero da Cerere l’agricoltura, si cibavano di ghiande di quercia
Publio Virgilio Marone:
Georgiche”: Libro II:
vv.458-460
O
fortunatos nimium, sua si bona norint,
agricolas!
quibus ipsa procul discordibus armis
fundit
humo facilem victum iustissima tellus.
“O
fortunati, anche troppo, gli agricoltori se conoscessero i loro beni!
Per costoro la terra
giustissima spontaneamente e lontano dalle armi discordi riversa dal suolo un
facile vitto”.
E tantissimi altri sono gli esempi nella letteratura
classica e, via via di tutte le altre epoche,di poeti, che celebrano la ricchezza
che l’uomo riceve dalla terra. Una ricchezza che l’uomo ha quasi cessato di
apprezzare, perché, accecato dal desiderio di produrre sempre di più, ha
dissanguato la feconda terra. Così, oggi, nel pieno del III millennio, dobbiamo
tutti ricorrere ad una agricoltura, cosiddetta, “biologica”.
Si
intende per “agricoltura biologica” quella che favorisce le risorse rinnovabili
e il riciclo, restituendo al suolo i nutrienti presenti nei prodotti di
rifiuto. Infatti nell’allevamento del bestiame la produzione di carne e pollame
è regolata, prestando attenzione al benessere degli animali e principalmente
all’utilizzazione di mangimi naturali. Si rispettano i meccanismi naturali
dell’ambiente per il controllo delle malattie e degli insetti nocivi e, quel
che più importa, si evita l’impiego di erbicidi, fertilizzanti, ormoni della
crescita, manipolazioni genetiche, che sono meglio conosciute con la sigla OGM.
Infine gli agricoltori “biologici” contribuiscono al mantenimento degli
ecosistemi e riducono l’inquinamento della terra e delle acque. Quindi
“l’agricoltura biologica” ha un’ importanza vitale per tutta la terra.
A
questo punto, anche se siamo degli adolescenti, ci viene spontaneo chiederci:
“E’ stato l’uomo l’artefice e la causa primaria della distruzione della sana
agricoltura?” Si, è proprio lui! Quindi, per poter consumare prodotti sani, dobbiamo
ritornare ai tempi di LUCIO QUINZIO CINCINNATO? E non è un controsenso?
Sono questi “i corsi e ricorsi della storia”, di cui parlava tanto il grande GIANBATTISTA VICO!!!…

Serra
biologica: disegno di Maria
GLI OGM NEL CIBO
Gli OGM sono
gli organismi geneticamente modificati e i loro derivati si possono trovare in
un buon numero di alimenti a base di soia e di mais; infatti sono presenti, in
diverse forme, almeno nel 60% dei prodotti alimentari che consumiamo abitualmente.
SOIA:
farina,proteine vegetali, emulsionante lecitina (E322), mono e di-gliceridi
(E471), oli o grassi vegetali.
MAIS: farina,
amido, olio, sciroppo di glucosio, fruttosio, destrosio, maltodestrine,
sorbitolo (E420).
Poiché gli OGM spesso si nascondono dietro etichette insospettabili,
interviene immediatamente la normativa europea, che impone l’etichettatura di
ingredienti, additivi ed aromi contenenti mais o soia transgenici. Infatti tutte
le aziende oggi devono indicare nell’etichetta
“prodotto a partire da
soia- mais geneticamente modificato” in tutti i prodotti che contengono oltre
lo 0,9% di ingredienti geneticamente manipolati. In Italia moltissime aziende
hanno dichiarato di non utilizzare ingredienti e derivati di origine
transgenica nei prodotti a diretto consumo umano.
Così, sempre noi, semplici
alunni di una Scuola Media, diciamo: “Basta agli alimenti transgenici!”
Certamente non possiamo accettare le scorrette manipolazioni che gli adulti
arbitrariamente impongono a tutto ciò che la terra produce. Essi sono per noi
ragazzi esempi da condannare e non da imitare. Accontentiamoci del profumo
naturale ed inebriante delle zolle sane della nostra terra e, a costo di fare
molti passi indietro nel campo del progresso industriale, scientifico e, per
essere in tema, nel campo della agricoltura, riprendiamo a pregare la dea
Cerere…
Quindi sappiamo bene che
gli OGM e tutte le altre pratiche agricole “vietate”
sono dannosi; così, specialmente nelle terre della nostra Magna Grecia,
inondata dal sole e dal dolce clima mediterraneo, cerchiamo un po’ tutti di
praticare “l’agricoltura biologica”, che, anche se richiede prezzi elevati dei
prodotti, almeno ci assicura una sana alimentazione.

Le nostre
conclusioni
Questo lavoro ha avuto come
obiettivo il conoscere come si possono rispettare l’ambiente e il territorio e
alcune modalità per raggiungerle.
Inizialmente abbiamo
analizzato gli argomenti riguardanti il nostro ambiente e la nostra agricoltura,
per conoscere e comprendere quali
comportamenti alimentari sono da evitare e quali da privilegiare.
Abbiamo approfondito alcune
tematiche che hanno destato maggiormente il nostro interesse. Durante le nostre
attività abbiamo iniziato il nostro percorso formativo con discussioni in
classe e poi siamo stati aiutati a riflettere su noi stessi e sul nostro modo
di alimentarci .
