AGRICOLTURA BIOLOGICA
BIOLOGICO:
Una pacifica rivoluzione sta attraversando l’agricoltura italiana: sono gli alimenti biologici. L’agricoltura biologica rappresenta un balzo verso il futuro di ricerca dei sapori naturali e della qualità. In tutta Italia sono circa 54mila le aziende che hanno scelto di coltivare i loro prodotti senza ricorrere a concimi, diserbanti, insetticidi, anticrittogamici. Tutto il ciclo della produzione, dalla preparazione del terreno per la semina fino alla vendita del prodotto finito, è sottoposto ai controlli di organismi specializzati appositamente riconosciuti dallo Stato, che certificano e garantiscono il pieno rispetto delle normative e dei disciplinari di produzione. L’impiego degli agricoltori biologici però non è solo rivolto alla qualità dei prodotti, ma anche alla salvaguardia dell’ambiente. Per mantenere e aumentare la fertilità naturale di un terreno ben tenuto, gli agricoltori biologici praticano le rotazioni agrarie, mentre la concimazione avviene con materiale organico. Per salvaguardare la naturale ricchezza del suolo evitano macchinari pesanti e scelgono varietà robuste e resistenti: non producono quantità di agricoltura convenzionale ma non esigono trattamenti chimici di sintesi. Pongono la massima attenzione al benessere degli animali: la regolamentazione comunitaria proibisce l’allevamento in gabbia. Inoltre rifiutano l’ingegneria genetica: i prodotti da agricoltura biologica sono tutti OGM FREE. Il consumatore attento può così trovare non solo cereali, frutta e verdura di produzione biologica, ma anche farine, pane, biscotti, fiocchi di cereale, pasta etc. I prodotti biologici i cui ingredienti sono composti per almeno il 95% da materie prime biologiche si riconoscono perché riportano in etichetta la dicitura “da agricoltura biologica”. Inoltre, sempre in etichetta, compare il nome per esteso dell’organismo di controllo, la relativa autorizzazione ministeriale e una serie di lettere e cifre che sono “la carta d’identità”del prodotto e del produttore; e può essere anche caratterizzato dal logo comunitario introdotto dal Reg.CEE n.331/2000.
Il regolamento CEE n°2092 del 24 giugno 1991 del Consiglio della Comunità, relativo al metodo di produzione biologica dei prodotti agricoli e alla indicazione tale metodo su prodotti agricoli e sulle derrate alimentari, può essere visto come il risultato delle iniziative di riconoscimento ufficiale dell’agricoltura biologica in taluni Stati membri e come l’affermazione della volontà di chiarire, agli occhi dei consumatori, il concetto di agricoltura biologica, lottando in particolare contro le frodi fino ad allora constatate.
Il regolamento in oggetto mira infatti
a stabilire norme comuni applicabili alla produzione comunitaria di prodotti
biologici di origine vegetale. Tali norme sono state completate in un primo
tempo dal Consiglio nel 1992 e, successivamente, nel
1995, prevedendo la possibilità di istituire un logo specifico dell’agricoltura
biologica e introducendo una serie di norme tecniche relative, in particolare,
all’etichettatura ed al regime d’importazione.
Nel 1999, il Consiglio ha adottato il regolamento CEE n°1804 del 19 luglio 1999 con il quale vengono fissate le norme comunitarie relative alla produzione dei prodotti biologici di origine animale, completando così il quadro normative, di modo che la legislazione comunitaria abbraccia ormai sia la produzione vegetale che quella animale.
Per garantire l’autenticità dei metodi di produzione biologica sono stati adottati diversi regolamenti, fino a creare un quadro globale di riferimento che abbraccia tutte le colture e gli allevamenti biologici, nonché l’etichettatura, la trasformazione e la commercializzazione di questi tipi di prodotti. I regolamenti suddetti disciplinano anche le importazioni di prodotti biologici nell’UE.
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un rapido sviluppo dell’agricoltura biologica, a cui ha contribuito una maggiore consapevolezza dei consumatori in materia di ambiente e sicurezza alimentare.
L’agricoltura biologica inoltre deve essere considerata come parte integrante di un sistema di agricoltura sostenibile e come una valida alternativa ai tipi di agricoltura tradizionale.
IL TERRENO E
Se leggiamo le numerosi pubblicazioni sull’agricoltura biologica ci sembra di capire che essa sia nata in quest’ultimo ventennio a causa di una serie di problematiche che alla fine hanno turbato il bene più grande della vita umana: la salute.
La verità è che l’agricoltura industrializzata del nostro tempo lascia soddisfatti i nostri occhi nell’acquistare gli alimenti quotidiani, ma turba il nostro stato d’animo quando ci accorgiamo che i sapori della tavola lasciano molto a desiderare.
Per far fronte, allora , a questa insoddisfazione tutti i popoli avanzati o industrializzati hanno deciso di adottare provvedimenti adeguati per indurre l’agricoltura a cambiare sistema di produzione al fine di fornire ai consumatori prodotti sani e genuini. Stante i costi elevati delle varie voci della produzione, un’agricoltura di questo genere per poter competere con quella industrializzata o comunque per poter diventare redditizia per l’agricoltore, ha bisogno di incentivazioni da parte dello Stato. In questa sede non ci interessa dimostrare perché l’Agricoltura Biologica non può economicamente reggere l’urto produttivo di quella industrializzata, a noi interessa capire l’importanza sanitaria di questo tipo di agricoltura e quali sono i sistemi per raggiungere lo scopo. I prodotti alimentari provenienti da questo tipo di agricoltura hanno l’enorme vantaggio di essere più genuini e incontaminati sia dai pesticidi quanto dalle ormonature che vengono praticate nell’agricoltura industrializzata. L’agricoltura biologica viene praticata in tutti i continenti al fine di ottenere la gran parte dei prodotti agricoli alimentari. Viene realizzata con metodi diversi che si riconoscono nelle seguenti norme generali:
- Proteggere la fertilità naturale e del suolo stimolandone la vita biologica;
- Fornire nutrizione naturale alle piante;
- Controllare i parassiti, le malattie e le erbe infestanti mediante metodi di lotta naturale e l’impiego di piante resistenti;
- Allevare razze di individui di animali rustiche e comunque alimentati con foraggi provenienti da produzioni biologiche;
- Garantire agli animali allevati, condizioni di vita che ne rispettino il comportamento naturale ed il benessere;
- Proteggere l’ambiente naturale dentro ed intorno l’azienda agricola;
- Non adoperare prodotti chimici di sintesi, né organismi geneticamente modificati.
L’agricoltura biologica rappresenta un metodo o un sistema di coltivazione agraria tanto più efficace quanto più riesce ad entrare in equilibrio con l’ambiente nel quale viene attuata. Le diverse soluzioni tecniche devono tenere presenti sia delle condizioni pedoclimatiche della zona e sia per quanto riguarda l’organizzazione aziendale. Prima di costituire un’azienda agricola bisogna tener presente innanzi tutto l’origine e la struttura del terreno, il tipo di lavorazione da effettuare, la natura delle rotazioni e avvicendamenti da praticare nei diversi cicli colturali e adeguare l’apporto dei fertilizzanti alla natura fisico-chimica del terreno e la dotazione dei fertilizzanti presenti nell’orizzonte coltivato. Se si vuole riuscire bene in questo tipo di agricoltura è necessario tenere permanentemente presente una regola fondamentale:
Non è possibile praticare correttamente e convenientemente il metodo di agricoltura biologica se non vengono praticate le rotazioni o avvicendamenti efficienti nelle coltivazioni orticole ed erbacee in generale.
La vita delle piante, sia erbacee che arboree, sia spontanee che coltivate, trascorre con una parte del loro organismo sotto terra e con una gran parte sopra il livello del terreno in continuo contatto con l’atmosfera. La parte che si trova immersa nel terreno viene chiamata ipogea e costituisce l’apparato radicale mentre il fusto con foglie, rami e frutti viene chiamata epigea e forma l’apparato aereo. È opinione diffusa che le radici della piante servano per la loro nutrizione. Esse servono anche per la nutrizione ma in forma indiretta. Occorre tenere presente che l’apparato radicale di tutte le specie vegetali serve in primo luogo per ancorare le piante al terreno. È fin troppo evidente che senza l’ancoraggio delle radici nel terreno, nessuna pianta potrebbe stare dritta specialmente durante le giornate ventose. Ma le radici esplicano un’altra importante azione che chiameremo vitale in quanto rappresentano gli organi fondamentali della nutrizione minerale. Tramite la presenza di cellule semipermeabili nella corteccia delle radici è possibile il transito degli elementi minerali nutritivi ( N, P, K, Ca, Fe, Mg, B, Cl, Mg ecc..) allo stato jonico dalla soluzione liquida del terreno ai primi vasi legnosi che partono dalle radici e raggiungono le parti più alte delle piante. Si fa osservare che il passaggio degli elementi nutritivi del terreno alle radici diventa possibile solo se la concentrazione degli elementi che si trovano nel terreno, esplorato dai peli radicali, è inferiore alla concentrazione della soluzione che si trova dentro i vasi legnosi delle radici. In questa condizione si viene a determinare un’azione osmotica che permette agli alimenti della nutrizione di passare nei vasi legnosi e raggiungere tutte le parti aeree della pianta. Il tutto viene trasportato nei tessuti delle foglie ove attraverso gli stomi ed altre invisibili aperture cutanee entrano: idrogeno (H), ossigeno (O), carbonio (C) che con l’ausilio della luce e per mezzo del magnesio (Mg) avviene la fotosintesi clorofilliana. Senza la formazione della sostanza organica con la fotosintesi clorofilliana non potrebbe esistere la vita né dei vegetali e neanche quella degli animali. Una volta formato il glucosio entrano in gioco gli elementi minerali portati dal terreno alle foglie tramite i vasi legnosi.
Il terreno agrario relativamente allo spessore esplorato dalle radici è ricco di esseri viventi chiamati: DETRITIVORI. Si tratta di organismi uni e pluricellulari, che vivono nel terreno e si occupano di demolire la sostanza organica nutrendosi della stessa. I detritivori si dividono in: Zoofagi, Litofagi e Saprofaghi. Ai zoofagi appartengono i protozoi, nematodi, collemboli, acari, isopodi, lombrichi ecc. ai fitofagi appartengono i batteri e i funghi. I saprofoghi conducono vita intermedia tra le altre due categorie.
Il primo fertilizzante dell’agricoltura biologica deve essere il letame. Questo composto organico animale o di natura esclusivamente vegetale ha rappresentato le delizie della concimazione delle piante dei nostri padri e la croce dell’agricoltura convenzionale.
I concimi chimici o di sintesi non devono entrare nell’agricoltura biologica.
Nell’agricoltura biologica le rotazioni agrarie assumono un’importanza fondamentale, questa pratica colturale vale solo per le coltivazioni erbacee.
La scelta del tipo di rotazione da adottare riguarda lo studio dei tempi e dei modi per l’entrata in regime di questo tipo di agricoltura. Le motivazioni dell’importanza della rotazione sono riconducibili alle azioni di natura fisica, chimica e microbiologica, alle potenzialità di copertura e protezione del suolo, alla capacità di competizione con la specie spontanee. Sta alla capacità tecnica del conduttore dell’azienda o dell’agronomo proposto individuare tempi e modi d’esecuzioni in virtù dei risultati che intende ottenere.
In agricoltura biologica le pratiche più frequenti per controllare le erbe infestanti sono: la pacciamatura, la sarchiatura e la rincalzatura che assumono anche importanza culturale. Si può ricorrere, ove possibile,anche all’azione del fuoco.
Relativamente al territorio della Locride , le coltivazioni più interessanti tra quelle arboree sono: ulivo, agrumi e vite.
Olivicoltura biologica
L’olivicoltura biologica agli stessi limiti e la stessa complessità dell’olivicoltura convenzionale. Per quanto riguarda l’olivicoltura meridionale al pari di quella praticata sulla fascia jonica un grosso problema tecnico è rappresentato dalla presenza di fitofagi che in alcune annate, a seconda dell’andamento climatico estivo, possono non solo decimare la produzione ma danneggiare anche quella che si riesce a raccogliere. Mosca olearia e tignola sono i litofagi più pericolosi. Per salvare la produzione occorre almeno due trattamenti con Rogor. Si possono adoperare dei cartelli trattati con feromoni per attirare un certo quantitativo d’insetti ed intrappolarli limitando i danni al prodotto.
Per quanto riguarda l’olio che viene prodotto in agricoltura biologica esso non può che essere extra-vergine. Si vende più caro non soltanto per l’alta qualità e genuinità del prodotto ma anche perché possiede delle caratteristiche organolettiche più elevate ed in cucina diventa piacevole consumarlo sia crudo che cotto.
Agrumicoltura biologica
In agrumicoltura valgono gli stessi principi agronomici e tecnici di coltivazione accennati per l’olivicoltura. Occorre tenere presente che nel caso di questo tipo di coltivazione i prodotti che si ottengono dalle diverse specie coltivate sono: arancio, limoni, mandarino, pompelmo, etc. vengono consumati sia come frutta sia come bevande derivate dai succhi. Per questo motivo il problema dei trattamenti antiparassitari diventa molto più serio. E’ necessario evitare qualsiasi prodotto con principio attivo citrotopico e sistemico ed affidarsi alla lotta biologica limitandosi ad essa con insetti utili predatori di quelli dannosi.
Viticoltura biologica
Il vino biologico possiede alcune caratteristiche che lo rendono contraddittorio: da un lato è un prodotto di qualità, dall’altro questa qualità non è detto che sia quella che i consumatori cercano in un vino.
Prodotti ortofrutticoli freschi
La coltivazione biologica dell’orto frutta deve essere molto rigida nei sistemi di allevamento delle piante di tutte le specie. Concimazioni chimiche e trattamenti con fitofarmaci devono essere assolutamente banditi dall’azienda. Tutte le coltivazioni erbacee in maniera particolare sono molti sensibili alle concimazioni letamiche specialmente se il letame adoperato è ben maturo e viene adoperato in abbondanza.
Produzione di carne con il metodo biologico
La carne degli animali allevati all’aperto nei faraggi naturali è più magra, e porta minore obesità nei consumatori. Le fabbriche chimiche per la produzione dei mangimi vengono limitate nel loro ciclo produttivo. Da non tralasciare che, di solito, l’allevamento biologico viene praticato da piccoli allevatori che occupano tutta la manodopera famigliare nell’allevamento. La produzione di carne biologica si basa su diverse forme adottate nei Paesi sia Europee che extra europei. L’alimentazione del bestiame destinata all’allevamento biologico si diversifica sotto molti aspetti rispetto agli allevamenti convenzionali. La specie più presente negli allevamenti di questo tipo è quella bovina, in misura minore ovini- caprini, suini, avicoli etc. il sistema di alimentazione si diversifica con l’età dei soggetti ma anche con le funzioni che gli stessi esplicano nell’allevamento. Vitelli, agnelli, capretti, suini e pulcini vengono allevati con un regime idoneo alla loro crescita. Non esiste in pratica un’alimentazione per l’ingrassamento costituita da alimenti provenienti dall’industria chimica o zootecnica.
Le strutture edilizie per il ricovero degli animali domestici allevati in regime di agricoltura biologica devono avere delle caratteristiche diverse da quelle adibite all’allevamento convenzionale ed industrializzato. L’edificio và progettato in maniera da offrire ad ogni singolo capo un giaciglio confortevole per le necessità di movimento e fisiologiche dell’animale. L’aereazione del ricovero deve essere congegnata in maniera da non creare correnti d’area ma di offrire il massimo ricambio. La luminosità deve essere sfruttata al massimo mentre la lettiera viene rinnovata quotidianamente per garantire la massima pulizia ad ogni singolo capo. La volumetria del fabbricato deve essere adeguata alle necessità respiratorie in riferimento al numero di capi che possono essere ricoverati